Notiziario SNPC - Distanziamento e socialità nell’era del COVID 19: istantanee dal mondo.

Alla lunga, le restrizioni messe in atto per contenere la pandemia da COVID 19 rischiano di provocare gravi danni, economici e sociali. Il ritorno alla normalità avverrà, ma posto che oramai ci si chiede a “quale” normalità si tornerà, il passaggio dovrà essere graduale e dosare una visione globale e coordinata a livello internazionale con manovre calibrate che tengano conto della realtà locale nella quale dovranno essere applicate. Così, si spera, dovremmo riuscire a tenere insieme sicurezza e libertà, tenendo a bada, o fronteggiando, rischi di gravi recessioni economiche, aumento di disturbi psichici correlati al protrarsi della condizioni di isolamento, rischi di derive politiche autoritarie, ed eccessi di controllo e tracciamento con potenziale ulteriore minaccia delle nostre libertà e della nostra privacy. Così, mentre anche l’Italia si prepara alla cosiddetta fase 2, nel mondo ci sono già esempi di come potrebbe essere la “nuova” socialità post pandemia. Due istantanee, pubblicate sulla rivista “Internazionale” di Aprile del 17/23 Aprile 2020, ci danno un assaggio di quello che sta accadendo e che potrebbe caratterizzare, in parte le nuove modalità di interazione e di socializzazione. Una prima arriva dalla Norvegia, a Lillestrom, dove il 1 Aprile 2020, il gruppo hip hop Klovner i Kamp si è esibito in un parcheggio nel primo concerto drive – in della nazione. Gli spettatori erano distribuiti in più di duecento autovetture. Una soluzione compatibile con le misure di distanziamento sociale che sono state attuate anche nel paese scandinavo, dove sono vietare ad ora le esibizioni di artisti in luoghi affollati che facilitino assembramenti di un gran numero di persone. Dettaglio di una foto di Heiko Junge (Epa/Ansa) pubblicata sulla rivista. Una seconda istantanea viene dal Madagascar. Ad Antananarivo, il 12 Aprile 2020 in una cava di granito, il sacerdote Pedro Opeka, ha celebrato la messa di Pasqua per i fedeli malgasciani cattolici, naturalmente nel rispetto delle normative relative alla distanza di sicurezza imposte per contrastare l’epidemia da COVID 19. I dati disponibili al momento della foto, indicano che in Madagascar, considerato uno dei paesi più poveri al mondo, sono stati registrati 110 contagi e nessun decesso.  Dettaglio di una foto di Rijasolo (Afp/Getty Images). Dal mondo, in maniera relativamente slegata dall’impatto dell’epidemia e dalle reazioni governative, arrivano immagini relative a tentativi di trovare un modo per riprendersi i propri spazi, le proprie passioni, per riprendere a osservare il calendario liturgico della propria fede di appartenenza, trovando un modo di ritrovare sé stessi, la condivisione e il contatto con gli altri. Insomma, un confinamento prolungato è inevitabile, restiamo animali sociali. La domanda è: a “quale” socialità stiamo tornando?

Per approfondimenti e altri articoli: https://www.internazionale.it/notizie/2020/04/16/articoli-online-1354