disturbo dissociativo

Cosa sono i disturbi dissociativi

I disturbi dissociativi sono caratterizzati da una sconnessione o da una discontinuità nella normale integrazione tra memoria, coscienza, identità, emotività, percezione, rappresentazione corporea, comportamento e controllo motorio.

Questi sintomi possono colpire ogni area del funzionamento psicologico, comportando un funzionamento deficitario dell’area colpita.

I sintomi dissociativi sono vissuti come una intrusione non voluta nella consapevolezza e nel comportamento, unita a una perdita di continuità nell’esperienza soggettiva (sintomi detti “positivi”, come frammentazione dell’identità, depersonalizzazione, derealizzazione).

Altre volte, i sintomi dissociativi sono vissuti come un’impossibilità di accedere alle informazioni o a controllare le funzioni mentali, che normalmente sono facilmente suscettibili di accesso o controllo (sintomi detti “negativi”, come l’amnesia).

Molto frequentemente, i sintomi dissociativi si presentano nel periodo successivo ad un trauma, tuttavia, le manifestazioni legate alla sintomatologia dissociativa possono presentarsi anche in altre circostanze, in quanto, come ogni manifestazione psicologica, derivano da processi complessi, dove entrano in gioco molteplici fattori.

La letteratura scientifica sottolinea che l’attaccamento disorganizzato rappresenta l’esperienza relazionale primaria che costituisce la vulnerabilità alla dissociazione, e quindi a modelli psicologici multipli del sé, che porta a una sensazione di vulnerabilità costante del senso di continuità, unità ed identità della coscienza, che caratterizzano normalmente lo sviluppo della personalità e delle sue funzioni.

Nel DSM – 5, i disturbi dissociativi vengono trattati immediatamente dopo i disturbi correlati ai traumi, benché non siano inclusi nello stesso capitolo. Questa scelta sottolinea la stretta relazione che c’è tra queste classi diagnostiche, ma anche gli aspetti relativi alla differenza tra loro e alla necessità di riferirsi alla naturale complessità di definire le varie categorie diagnostiche, nel rispetto dei meccanismi e dei processi di sviluppo, sempre e comunque connessi a un modello biopsicosociale.

I disturbi dissociativi comprendono:

  1. Disturbo dissociativo dell’identità caratterizzato dalla presenza di due o più stati distinti di personalità o da esperienze di possessione, e da episodi ricorrenti di amnesia. Gli individui con disturbo dissociativo dell’identità sperimentano voci, azioni e discorsi dissociati, impulsi, pensieri ed emozioni intrusive, alterazioni del senso di sé, senso di estraneità nei confronti del proprio corpo e delle proprie azioni, cambiamenti della percezione.
  2. Amnesia dissociativa caratterizzata dall’impossibilità di ricordare informazioni autobiografiche, può essere circoscritta ad un evento o ad una determinata situazione, selettiva e cioè che si riferisce a parti specifiche di un evento, o generalizzata, che può riguardare l’identità e storia personale.
  3. Disturbo di depersonalizzazione/ derealizzazione è caratterizzato da frequenti esperienze di irrealtà o distacco dalla propria mente, da se stessi o dal proprio corpo, oppure dall’ambiente circostante.
  4. Disturbo dissociativo con altra specificazione caratterizzato da sintomi che influiscono sul funzionamento normale ma che non soddisfano pienamente i criteri di nessun disturbo dissociativo.

Come si manifestano i disturbi dissociativi?

Le manifestazioni dei disturbi dissociativi variano a seconda dell’area compromessa dal disturbo:

  • Disturbo dissociativo dell’identità : si manifesta attraverso una disgregazione dell’identità per periodi prolungati, in cui la durata varia in relazione alla gravità, attraverso la percezione di voci, di entità spirituali, a discontinuità circa il senso di sé e circa la consapevolezza delle proprie azioni, e ancora attraverso amnesie e fughe dissociative che generano una totale quanto temporanea perdita di controllo delle proprie azioni.
  • Amnesia dissociativa : si manifesta attraverso un’incapacità a ricordare informazioni autobiografiche, ha varie declinazioni,  è spesso circoscritta e selettiva, cioè in relazione a specifici eventi l’individuo ricorda solo alcune parti di un evento traumatico; o generalizzata , più rara, che prevede la completa perdita di memoria della propria storia personale; e ancora sistematizzata , in cui la perdita di ricordi si riferisce ad una specifica categoria di informazioni; o continuativa che prevede la rimozione di ogni nuovo evento. I sintomi causano nei soggetti un disagio clinicamente significativo nonché una compromissione del funzionamento in ambito lavorativo, sociale e relazionale. L’amnesia può essere accompagnata da fuga dissociativa (viaggio volontario o vagare disorientato associati ad amnesia, per la propria identità o rispetto ad altre informazioni autobiografiche).
  • Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione: il primo si manifesta attraverso esperienze di irrealtà, distacco, accompagnate dalla sensazione di essere un osservatore esterno rispetto ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni e alla propria percezione; il secondo, attraverso esperienze di irrealtà e distacco in relazione all’ambiente circostante, con una percezione che crea immagini oniriche, deformate, nebbiose o inanimate.
  • Disturbo dissociativo con altra specificazione: questa categoria è utilizzata in situazioni in cui i sintomi caratteristici di un disturbo dissociativo predominano compromettendo il funzionamento in ambito sociale, lavorativo e in altre aree importanti, ma non soddisfano pienamente i criteri diagnostici di nessun disturbo dissociativo.

Esempi di manifestazioni specificate da questa categoria:

  1. sindromi croniche e ricorrenti di sintomi dissociativi misti includono un disturbo di identità con discontinuità non molto marcata del senso di sé e delle proprie azioni o alterazioni dell’identità o episodi di possessioni in un individuo che non presenta amnesia dissociativa.
  2. disturbo dell’identità dovuto a persuasione coercitiva prolungata e intensa in cui individui sottoposti a persuasioni coercitive intense come lavaggio del cervello, rieducazione, tortura, possono manifestare modificazioni prolungate della propria identità.
  3. reazioni dissociative acute reattive a eventi stressanti tali reazioni sono transitorie ma caratterizzate da restringimento della coscienza, disturbi percettivi, microamnesie e alterazioni del funzionamento psicomotorio.
  4. trance dissociativa caratterizzata da un restringimento acuto o da una perdita completa dall’ambiente circostante che si manifesta come profonda mancanza di responsività o insensibilità agli stimoli ambientali.

Sviluppo e conseguenze del disturbo dissociativo

Il disturbo dissociativo si compone di varie tipologie e manifestazioni, ma l’esordio, che può avvenire a qualsiasi età, i meccanismi di attivazione, i fattori di rischio responsabili dell’insorgenza del disturbo e alcune componenti, quali ad esempio i comportamenti suicidari, sono comuni a tutte le manifestazioni del disturbo.

I disturbi dissociativi creano un forte disagio clinicamente significativo nei soggetti che ne sono affetti, in quanto essi interferiscono in maniera piuttosto invalidante in tantissime aree della vita quotidiana tra cui quelle applicative come il lavoro, e quelle emotive e relazionali che risultano le più danneggiate e compromesse.

Come si cura il disturbo dissociativo?

Al fine di ottenere una riduzione della sintomatologia propria del disturbo dissociativo è necessario individuare in prima analisi il tipo di patologia al quale il disturbo si collega: evidenze scientifiche indicano infatti che i disturbi dissociativi sono spesso associati ad altri disturbi quali ad esempio depressione, ansia, bipolarismo, disturbi di personalità, per tanto risulta indispensabile intervenire parallelamente anche sul disturbo in comorbidità.

E’ stato messo a punto un trattamento psicoterapeutico focalizzato sul lavoro sul trauma e sui sintomi dissociativi spesso correlati, che può essere integrato ai vari programmi terapeuti o utilizzato come approccio a sé: tale metodologia è conosciuta con il nome di EMDR ( Eye Movement Desensitization and Reprocessing ) e la sua area di intervento è la desensibilizzazione e la rielaborazione del trauma attraverso una tecnica basata sull’utilizzo dei movimenti oculari.

Una stimolazione precisa e rapida dei movimenti oculari, infatti, favorisce una migliore comunicazione fra le cellule dei due emisferi cerebrali, che si attivano e si connettono fra di loro, favorendo una migliore comunicazione attraverso l’utilizzo di un processo fisiologico innato e legato all’elaborazione dell’informazione.

Durante una seduta EMDR, il paziente, attraverso la stimolazione oculare rielabora l’informazione fino alla completa risoluzione dei sintomi e alla riduzione della loro intensità e della sofferenza connessa.

Un percorso psicoterapeutico, in casi più gravi associato ad un trattamento farmacologico, risulta essere, sul lungo termine, il tipo di cura maggiormente efficace nella regressione del disturbo dissociativo.

Disturbo dissociativo e terapia cognitiva

L'elenco che segue è puramente indicativo

  • contratto terapeutico: si stabiliscono gli obbiettivi condivisi da paziente e terapeuta e i loro rispettivi compiti (es. compiti a casa per il paziente);
  • storia del disturbo: si ricostruisce l’esordio del disturbo dalle prime manifestazioni e si monitora lo stato attuale;
  • schema di funzionamento del disturbo: costruito attraverso un percorso degli episodi più recenti in cui la persona si è sentita ansiosa o preoccupata;
  • esplorazione della storia di vita e dei significati del disagio;
  • individuazione e messa in discussione della natura e dell’insorgenza dei pensieri disfunzionali che si collocano alla base del disturbo;
  • apprendimento di tecniche e metodi di desensibilizzazione sistematica volti alla gestione dell’ansia e, ad una riduzione dell’evitamento
  • esposizione guidata e graduale ai pensieri evitati e agli episodi che generano l’evitamento;
  • prevenzione delle ricadute: importante è la consapevolezza per il paziente della possibilità che possa presentarsi una ricaduta, in questa fase si elaborano gli strumenti necessari per essere in grado di individuarla ed essere pronti a fronteggiarla.
Soffri di questo disturbo ? Parliamone.