disturbo ossessivo compulsivo età evolutiva

Cos’è il disturbo ossessivo compulsivo?

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è un disturbo molto diffuso, il suo esordio si colloca mediamente intorno ai 9 – 11 anni con un’incidenza maggiore durante l’adolescenza e la prima età adulta. Il disturbo ossessivo – compulsivo può manifestarsi anche prima, nell’infanzia, con esordio precoce.

Anche i bambini, dunque, possono presentare un disturbo ossessivo – compulsivo ed è importante riuscire a individuarlo attraverso una diagnosi specialistica e rapida e trattarlo in modo specifico rispetto alla psicopatologia, ai sintomi e all’età del soggetto, utilizzando modelli, protocolli e tecniche di intervento efficaci e appropriati.

Il DOC è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni.

Per ossessioni si intendono pensieri, impulsi o immagini mentali che si presentano ripetutamente nella mente del soggetto, risultano intrusivi, impossibili da controllare, e che vengono percepiti come fortemente indesiderati e sono fonte di disagio e causa di ansia.

Le compulsioni invece sono comportamenti o azioni mentali ripetitivi, che il soggetto si sente costretto a mettere in atto in risposta all’ossessione nel tentativo di neutralizzarla, seguendo regole che devono essere applicate rigidamente.

Le manifestazioni legate al DOC (ossessioni e compulsioni), sono differenti da quelle presenti nelle normali preoccupazioni o in alcuni comportamenti ripetitivi presenti in età evolutiva, in quanto sono eccessivi e pervasivi, e persistono oltre gli appropriati periodi evolutivi.

Le ossessioni e le compulsioni possono essere di varia natura, colpiscono svariati ambiti della vita del soggetto, e in età evolutiva riguardano maggiormente tematiche circa la scrupolosità, che si manifesta attraverso il timore di fare o dire qualcosa di sbagliato, circa la simmetria, e ancora lo sporco o i dubbi.

Mentre gli adulti affetti da DOC possono riconoscere la natura patologica dei propri pensieri e azioni ciò è molto difficile nei bambini e negli adolescenti, che pur tentando di ignorare ed evitare tali pensieri e comportamenti non sono in grado di farlo.

Sintomi del disturbo ossessivo compulsivo secondo il DSM – 5

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe.

Le ossessioni sono definite da:

  • Pensieri, impulsi, o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi e indesiderati e che causano ansia e disagio marcati;

Le compulsioni sono così definite:

  • Comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che il soggetto si sente costretto a mettere in atto nel tentativo di gestire il disagio emotivo legato all’ossessione e che devono seguire rigide regole di applicazione e di sequenza;

I comportamenti o le azioni mentali (rituali mentali) sono finalizzati a prevenire o diminuire l’ansia e il disagio o a scongiurare alcuni eventi temuti; tuttavia, questi comportamenti non sono collegati in modo realistico con quello che sono destinati a neutralizzare o a prevenire, o anche quando può esserci un nesso, essi sono chiaramente eccessivi.

Nei bambini piccoli con DOC spesso non è ancora sviluppata la capacità di spiegare le ragioni di questi comportamenti o delle azioni mentali.

Le ossessioni e le compulsioni fanno consumare molto tempo al soggetto affetto (più di 1 ora al giorno) e causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico e in altre aree di vita importanti.

I sintomi ossessivo – compulsivi non sono attribuibili agli effetti di una sostanza o ad altra condizione medica.

Il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo psicopatologico.

I diversi tipi di DOC

Nel tentativo di arginare la vastità di espressione tipica del disturbo sono state costituite alcune sotto-categorie al fronte di stabilire l’ambito maggiormente colpito dal DOC:

  • DOC da contaminazione e paura di contrarre malattie, di entrare in contatto con germi e batteri, di sporcarsi: il soggetto evita i luoghi in cui è maggiormente esposto alla contaminazione e qualora entri in contatto con la situazione temuta tenterà di alleviare il disagio provocato mettendo in atto rituali di pulizia.
  • DOC da controllo si riferisce al controllo di tutto ciò che può produrre catastrofi e incidenti: il soggetto apporterà ripetuti controlli ad azioni come chiudere il gas, le porte e le finestre, l’interruttore della luce, e cercherà costante conferma di non essere responsabile di un evento negativo, o si chiederà se ha fatto tutto il possibile per evitarlo.
  • DOC da ordine e simmetriaintolleranza verso tutto ciò che è disordinato o fuori posto: i soggetti tendono ad ordinare ed allineare secondo l’ordine che li soddisfa (in ordine di dimensione, colore, forma) gli oggetti, gli indumenti, i capelli, o tutto ciò che ritendono asimmetrico o disordinato.
  • DOC da superstizionelegato al timore che determinate azioni, o gesti possano causare l’esito degli eventi: il soggetto prova un’intensa paura in presenza di condizioni o oggetti negativi ed è perseguitato dalla paura che eventi gravi possano accadere a sé stesso e alla sua famiglia. Presenza di rituali volti a neutralizzare gli effetti negativi che un determinato suono, un numero o una parola pronunciata in determinate circostanze possono provocare.
  • ossessioni pure il DOC talvolta presenta ossessioni senza compulsioni, che possono essere di tipo aggressivo, religioso, sessuale o sociale.

Come si manifesta il disturbo ossessivo compulsivo

Le manifestazioni tipiche del Disturbo Ossessivo Compulsivo variano a seconda dell’ambito maggiormente colpito dal disturbo: le ossessioni più comunemente riferite dai bambini e dagli adolescenti sono le ossessioni da contaminazione.

Le ossessioni superstiziose, durante l’età dello sviluppo, si manifestano generalmente attraverso l’utilizzo dei numeri, che, fortunati o sfortunati, conducono il bambino affetto da DOC a compiere un’azione un determinato numero di volte, e tali numeri, aiutano a sviluppare un senso di controllo o padronanza.

Le compulsioni di ripetizione, molto comuni, come entrare o uscire dalla porta, leggere una parola più volte, prevedono una ripetizione dell’azione finché non si “sente” di averla compiuta nel modo giusto (quaderni strappati a causa delle cancellature, rituali rigidi appena svegli o prima di coricarsi)

Le ossessioni di tipo aggressivo invece sono legate alla paura di compiere azioni che danneggino gli altri o sé stessi e con essa il rifiuto di toccare coltelli o maneggiare oggetti pericolosi.

Le azioni rituali, di controllo, scaramantiche, le ripetizioni, la ricerca dell’ordine, dell’equilibrio, della perfezione, accomunano, seppure attraverso diverse espressioni, i vari tipi di DOC.

Cause del disturbo ossessivo – compulsivo:

Le cause che portano allo sviluppo del DOC sono oggetto di numerosi studi, tuttavia, il disturbo ha un’origine complessa, verosimilmente correlata a più ordini di fattori in interazione fra di loro. Come per tutte le condizioni psicopatologiche è dunque complesso parlare di fattori causali definiti. Possiamo tuttavia individuare alcuni fattori di predisposizione:

  • fattori temperamentali: sintomi internalizzanti, emotività negativa e inibizione comportamentale in età infantile sono possibili fattori di rischio.
  • fattori ambientali: ambienti fortemente normativi e rigidi rispetto all’importanza del rispetto delle regole, del controllo, della colpa e della morale; abuso fisico e sessuale. In alcuni bambini si può sviluppare un esordio improvviso, che è stato associato a diversi fattori ambientali, tra cui agenti infettivi e una sindrome autoimmune post – infettiva.
  • fattori genetici: Il tasso di DOC tra i parenti di I grado degli adulti con DOC è molto alto e la rilevanza di disfunzioni a carico della corteccia orbitofrontale, della corteccia cingolata anteriore e dello striato suggeriscono la presenza di fattori genetici e strutturali rilevanti nell’esordio della sintomatologia.

Sviluppo e conseguenze del disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo, data la molteplice natura delle sue manifestazioni potrebbe non essere individuato facilmente, sarebbe utile pertanto, osservare il comportamento dei bambini o degli adolescenti in ambito scolastico, dove la presenza di alcune azioni, quali ad esempio il rifiuto di prestare il proprio materiale ad altri, o le frequenti richieste di andare in bagno, l’isolamento sociale e il ritiro dall’interazione coi pari, potrebbero svelare la presenza di un DOC.

Il disturbo ossessivo compulsivo, se non curato,  tende alla cronicizzazione, e nel tempo risulta invalidante: il soggetto affetto da DOC a causa dei continui rituali, dei check e delle ripetizioni che possono intensificarsi nella durata,  tende a trascorrere molto tempo ad espletare le suddette azioni; inoltre i continui evitamenti di luoghi, persone e situazioni ritenuti responsabili di contagi o disastri conducono inevitabilmente all’isolamento e danneggiano il funzionamento sociale dell’individuo, anche perché la quantità di tempo trascorso a compiere i rituali inoltre lascia ben poco spazio a qualsiasi altro genere di azione.

Come si cura il disturbo ossessivo compulsivo?

Nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo la terapia ritenuta maggiormente efficace è la terapia cognitivo-comportamentale che permette ai bambini e adolescenti affetti da questo disturbo di scoprire nel tempo di poter effettuare un controllo sulla malattia e sulla gestione dell’ansia.

Di fondamentale importanza è la comunicazione tra genitori, insegnanti e professionisti coinvolti nel trattamento al fine di adottare una metodologia comune che non disorienti il bambino e che conduca allo stesso obbiettivo.

Disturbo Ossessivo Compulsivo e terapia cognitivo-comportamentale

In età evolutiva, di fondamentale importanza sono gli interventi sulla famiglia, al fine di strutturare uno spazio di comprensione del disturbo che favorisca le modalità di interazione e le dinamiche funzionali per un approccio alle difficoltà attraverso risorse e strategie. Il coinvolgimento, che va sempre considerato, può essere realizzato attraverso varie modalità e a vari livelli.

Nella terapia cognitivo-comportamentale, in generale, lo scopo è quello di aiutare il soggetto, a partire dal problema presentato, a raggiungere maggiore consapevolezza, per poi arrivare a sviluppare maggiori abilità e di conseguenza maggiore adattamento personale e sociale.

Naturalmente, quando il soggetto del lavoro è un bambino, talvolta molto piccolo, bisogna adattare il progetto terapeutico all’età cronologica e alle caratteristiche di sviluppo del bambino. Inoltre, data la fondamentale importanza del contesto relazionale nel lavoro terapeutico, il coinvolgimento della famiglia è, come già accennato sopra, indispensabile.

In ogni caso, va considerata l’utilità di:

  • percorso di parent training: coinvolgimento attivo dei genitori per una corretta interazione con i figli, attraverso training specifici, percorsi psicoeducativi, interventi parent mediated (strategie di intervento mediate dai genitori;

Quando il soggetto ha un’età cronologica e caratteristiche di sviluppo che lo consentono:

  • psicoterapia cognitivo-comportamentale strutturata a seconda dei casi anche sull’utilizzo di: psicoeducazione, monitoraggio e lavoro sulla consapevolezza della relazione fra eventi, pensieri, emozioni e comportamento e volto alla strutturazione di una consapevolezza nei confronti del disturbo e quindi del riconoscimento della fallacità del proprio metro di giudizio.

In generale, il lavoro ha lo scopo di supportare il bambino nel processo di riconoscimento e ristrutturazione modificazione dei pensieri disfunzionali e delle emozioni negative associate al disturbo.

In secondo luogo, il lavoro ha anche lo scopo di facilitare e stimolare il cambiamento dei comportamenti disadattivi che contribuiscono e mantenere il problema ed il disagio emotivo associato (per esempio lavorare sui comportamenti legati all’evitamento).

  • Il protocollo messo a punto dalla teoria cognitivo-comportamentale nella gestione del disturbo prevede, all’interno del percorso di psicoterapia, l’applicazione del seguente modello, di efficacia provata: ERP - Esposizione con Prevenzione della Risposta.

La tecnica ERP consente ai pazienti di confrontarsi gradualmente con le proprie paure in quanto prevede una graduale esposizione ad esse senza mettere in atto le compulsioni. Ciò avviene dopo una ricostruzione condivisa del funzionamento del disturbo e del significato che esso ha nella vita del paziente.

  • prevenzione delle ricadute e gestione di fasi di riacutizzazione dei sintomi: importante è la consapevolezza per il paziente della possibilità che possa presentarsi una ricaduta relativa alla presenza di aspetti sintomatologici e comportamentali disfunzionali: in questa fase si elaborano gli strumenti necessari per essere in grado di individuarla ed essere pronti a fronteggiarla.
  • strutturare, se e quando necessario, un intervento che coinvolga la scuola e la conoscenza di come si manifesta e di come viene vissuta e gestita la problematica all’interno del contesto scolastico e di classe.
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